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Per
leggere la Sicilia antica e per identificare la sua
grande viabilità che fa invidia alle autostrade nel
nostro tempo bisogna immaginare l'Isola coperta da
boschi (per l'85 %),con grandi fiumi navigabili e con
distese acquitrinose, come le piane di Gela e di
Catania. Infatti il nome del paese di Gerratana (RG)
deriva da "luogo dei cerri" cioè delle querce, una
specie quasi completamente estinta nella zona. L'attuale
visione aerea dell'isola, è completamente diversa, fino
alla irriconoscibilità.
L'inaridimento generale ha stravolto il paesaggio.
Ecco perché oggi sembra paradossale il fatto che Claudio
Mamertino, imbarcandosi a Civitavecchia (Roma), potesse
raggiungere col barcone la sua villa del Casale di
Piazza Armerina, all'interno della Sicilia. O che le
colonne monolitiche di marmo, fatte a Cipro,
raggiungessero per la via fluviale del fiume Gela, il
centro dell'Isola. Quindi la strada di collegamento fra
i due mari (Ionio e Mediterraneo) usata dai Geloi (Gelesi)
dai Caleatini (Caltagironesi) e dai Leontinoi (Lentinesi),
non potendosi sviluppare attraverso le piane
acquitrinose di Gela e di Catania, si sviluppava
necessariamente attraverso un tracciato collinare,
chiamato "la strada del vino ".
Lungo questo tragitto che collegava Catania a Kamarina,
passando attraverso Lentini, Caltagirone, Acate,
Vittoria e Comiso, sono evidenti le tracce di una
attività vitivinicola costituita da palmenti, fondaci
per le soste, fornaci per la costruzione di anfore da
vino (Caltagirone), per arrivare indi a Kamarina che col
suo porto d'imbarco, era lo sbocco naturale di questi
commerci provenienti dalla parte sud dell'Isola.
Una prova evidente di ciò, si ha nel museo archeologico
di Kamarina ed è costituita dal ritrovamento di numerose
anfore vinarie nei fondali del mare antistante.
Che il territorio circostante Kamarina, fosse a
vocazione vinicola, è provato dal fatto che presso il
Museo archeologico di Siracusa esiste un documento,
trovato nel territorio di Kamarina, eccezionale per la
sua unicità essendo costituito da una lamina di piombo
arrotolata, che è un vero e proprio atto notarile di
vendita di un terreno coltivato a vigneto, compreso tra
i fiumi Ippari ed Irminio, delle dimensioni di poco più
di un ettaro e la compratrice era una donna proprietaria
di una rivendita di vino, quindi già esisteva a quella
data un commercio di vino: QUELLA DATA ERA IL III secolo
A.C.
Inoltre in quella zona esisteva un arbusto che produceva
una bacca rossa e che si chiamava Kerasos, diversa dal
ciliegio; si potrebbe pensare che il vino Cerasuolo di
Vittoria possa aver preso il nome da quella bacca. (E'
un'ipotesi)
In quanto al Vino Cerasuolo di Vittoria della tipologia
attuale, si ha una data certa di nascita che è il 1606,
quando fu fondata la città di Vittoria: la sua
fondatrice Vittoria Colonna Henriquez, infatti regalò in
quell'anno ai primi 75 coloni, un ettaro di terreno a
condizione che ne coltivassero un altro a vigneto.
La vitivinicoltura si svilupperà poi enormemente nel
tempo tanto che l'abate Paolo Balsamo, nel 1808
scriverà:
"La campagna di Vittoria è di diecimila salme circa
(230.000 Ha); è nella massima parte sabbiosa, calcarea;
produce proporzionalmente poco di frumenti, orzi e
legumi, molto olio, canape, carrube; e soprattutto vino
il quale ha molto credito e si deve, a parer mio,
riguardare come il migliore di quelli da pasto di tutta
l'Isola…..non è composta quasi di altre viti che di
grossonero, di calabrese (nero d'Avola) ed
incomparabilmente più da frappato...".
Un vino che deve la sua preziosità alla virtù dei
vitigni; alla magia del clima; alla diligente coltura ad
opera di pochi appassionati operatori.
Il Consorzio di Tutela del Cerasuolo, ha una costante
vigilanza sulla qualità del prodotto, ed una oculata
opera di promozione svolta a favore di questa perla
enologica.
Fonte:
Consorzio di Tutela del Vino
Cerasuolo di Vittoria Docg |